“Mangio carne…

…per compassione dei macellai.”. È ovviamente una battuta, dato che il macellaio, in quanto essere umano senziente, ha più potere rispetto agli animali, che quindi meritano maggiormente la nostra compassione.

In realtà, sto diminuendo il consumo di carne, come di altre fonti proteiche derivate dagli animali, come il formaggio. Non è una scelta legata a un qualche credo o dogma, piuttosto è un’esigenza che si è sviluppata nel tempo, per due motivi.

Il primo è che come se il mio corpo “rifiutasse” alcuni tipi di alimenti. Mi risultano di difficile digestione, ma non ho ancora individuato bene esattamente quali. Da qualche tempo a pranzo vado a mangiare in un locale “vegano”, che propone frutta e verdura in ogni forma (macedonia, centrifugati, frullati ecc) oltre a piatti a base di frutta, verdura, cereali e soia). Da quando mangio lì effettivamente mi sento molto più leggero, senza il classico peso sullo stomaco di chi ha mangiato un po’ pesante.

Interessante anche lo spezzatino di tempeh e mele alla curcuma. Il primo è un derivato fermentato della soia, quindi una sorta di surrogato della carne ma di origine vegetale. Il piatto era gustoso e leggero, veramente ottimo.

Il secondo motivo per il quale sto modificando la mia dieta verso un maggior uso di vegetali è che effettivamente comincia a pesarmi il fatto di mangiare altri esseri viventi. Soprattutto considerando che nella società moderna e industrializzata, la produzione di animali per il cibo è una macchina che lavora a ciclo continuo e con margini di spreco molto alti. Una volta, nelle fattorie, si uccideva il vitello più grasso per le feste e poi lo si finiva tutto. Oggi peschiamo tanto pesce, uccidiamo polli, prendiamo uova, macelliamo vacche e vitelli, insacchiamo maiali e quanto di questo veramente consumiamo? Molto cibo in realtà viene buttato.

Fino a qualche tempo fa ero portato a pensare, probabilmente per via della mia educazione cattolica, che il creato fosse stato messo qui a disposizione dell’uomo per suo uso e consumo. Mi limitavo a risolvere la situazione ringraziando la natura ogni volta che mi apprestavo a mangiare un pezzo di animale e ad evitare gli sprechi.

Oggi mi rendo conto che anche così rimane la sofferenza dell’animale, che sono sempre meno disposto a sopportare, dato che ci sono alternative molto valide.

Senza entrare nell’eterna diatriba tra vegetariani e non, voglio solo riportare due immagini che mi vengono alla mente quando si parla di questi argomenti. La prima è quella dell’aragosta che viene gettata viva nell’acqua bollente (lo prevede la ricetta…), per i primi momenti si sente un guaito: è il pianto dell’animale. La seconda, raccontata da un’amica: al macello industriale, la fila dei bovini che attende la propria sorte è, all’estremità lontana, composta da esemplari tranquilli. Man mano che ci si avvicina al macello i capi sono sempre più agitati, fino a quelli vicinissimi alla sala delle torture. Quelli, annusando l’odore del sangue, sono spaventati e piangono. Per non parlare poi di come uccidono i maiali (i professionisti in realtà usano il norcino, che è molto meno penoso per l’animale).

Ora capisco molto di più un’amica che da tanto tempo è vegetariana. Lo è diventata dopo aver visto come uccidevano i conigli per mangiarli. Prima ci scherzavo, ora non mi sembra più il caso. Quest’amica se facevamo le grigliate mangiava solo verdura. La capivo, ma ora la capisco di più. Chiedeva di cuocere le verdure su una griglia separata e non utilizzata per la carne. A un altro amico sembrava eccessivo: “Non è che rimane attaccato qualcosa”. Ma no è questo il problema. È una questione di sensibilità. Se la pensi in questo modo, come puoi mangiare qualcosa che è stato cotto con gli stessi strumenti dove hai arrostito un animale? Ora capisco più profondamente.


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