Sull’istinto
È sorprendente approfondire le nozioni sull’istinto insegnate dal maestro e accostarle alla propria esperienza di vita. Nel mio caso, faccio una professione che richiede una costante presenza della mente per fasi di progettazione e analisi. Un’attività, si direbbe, in diretta contrapposizione con l’istinto.
Ma la cosa interessante è che sempre più spesso faccio uso di quest’ultimo per risolvere varie situazioni lavorative. Dovrei forse fare uso della mente in modo costante, per comprovare ogni mia azione? In realtà mi viene naturalmente e istintivamente di intraprendere una strada, che poi si rivela esatta, senza un approfondito ragionamento. Quando parto non ho presente le motivazioni oggettive, ma più avanti, verso la fine dell’analisi o progettazione, tutto torna.
La prova del nove? Lavorando con un collega meno esperto, il flusso delle mie scelte istintive è stato perturbato dal suo modo di approcciare la problematica, che ha portato a una deviazione rispetto a quanto suggeritomi dall’istinto. Molte volte, data la sua minor esperienza, questo ha portato a un vicolo cieco, da cui è stato necessario tornare indietro per rifare.
Se avessimo seguito l’istinto, avremmo terminato il lavoro prima e con una certa coerenza.
Per dirla con le parole del maestro, ancora una volta l’istinto e la non-mente avrebbe vinto sulla mente.
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- Pubblicato:
- Maggio 5, 2009 / 9:24 am
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- la via
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