Il quinto senso e mezzo

È da qualche giorno che c’è una cosa a cui sto pensando. Mi sembra quasi che la pratica di Aikido abbia favorito lo sviluppo di una sorta di “senso” aggiuntivo, trasversale… un mezzo senso oltre ai cinque di base, che non è ancora un sesto senso.

Si tratta di una maggior capacità di lettura psicologica delle altre persone. Lo lego all’Aikido, ma potrebbe essere anche frutto dell’età e di altri tipi di esperienze. L’istinto mi dice però che la disciplina di Ueshiba c’entra qualcosa.

Allo stato attuale è una percezione vaga e indefinita. Molte persone ne dispongono ampiamente senza aver praticato l’Aikido. Penso a tutte quelle persone carismatiche che hanno ascendenti verso gli altri: questo è possibile grazie anche alla possibilità di leggere la psicologia dell’interlocutore, anche se poi va al di là e diventa cosa diversa.

Non è neanche empatia: non si tratta (o almeno non è solo) la lettura degli stati emotivi degli altri. Anzi questo è argomento per me decisamente ostico.

Il pensiero è ancora acerbo nella mia mente e forse questo articolo è prematuro, ma mi andava di appuntarlo anche per sviluppi successivi.

Come dire, mi par di riconoscere la mente degli altri che si strugge con le proprie illusioni, i propri falsi problemi, che ognuno si crea per non vedere la realtà delle cose, che è quello che spavanta di più e che non si vuole accettare. Vedo costruzioni mentali che aggiungono invece che un processo di allenamento che “tolga” il superfluo.

Uno dei primi giorni il mio maestro disse qualcosa del tipo: “sono qui per farvi togliere le vostre corazze”. Non capii bene, poi cominciai a farmi un’idea, ma ora è superficiale rispetto alle sensazioni che provo oggi.

Chiaramente la situazione è confusa.


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