Alla ricerca del centro (e del vuoto)

Di tutto il bailame dello stage di domenica mattina mi è rimasta impressa una frase. Che poi non è che fosse così originale, nel senso che già la si era sentita in giro:

“Alla ricerca del nostro centro”.

È vero. Molta della pratica che svolgiamo non è altro che un modo per portare la nostra sensibilità verso il tanden, il centro nevralgico del nostro corpo, la sede del baricentro, dove gli orientali ritenevano concentrarsi l’energia.

E quindi giù esercizi di vario tipo per farci sensibilizzare su questo elemento importantissimo nella pratica e non.

Ma c’è un altro aspetto molto importante, un’altra “ricerca”. Quella del vuoto (mentale) di cui ci parla lo Zen, fondamentale anche nell’Aikido (anche il maestro Shimizu ritiene l’Aikido meditazione in movimento, come il maestro Tada).

Sono entrambe ricerche di un qualche cosa. In che modo si relazionano? Sarebbe possibile vedere l’Aikido anche come insieme di “ricerche” verso una o l’altra cosa? Una ricerca presuppone un percorso e un obbiettivo, che si potrebbe prima o poi raggiungere. Si può dire che il centro e il vuoto siano raggiungibili, effettivamente? O sarebbe una ricerca aperta nel senso che è il sentiero che si può percorrere ma a cui fine non potrà mai arrivare?


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