Ingozzarsi come dei suini

Domenica siamo andati al ristorante. Pranzo di 11 portate di pesce + frutta + dolce + caffé + limoncello + dolcetto. Abbiamo mangiato tanto. Alla fine, con le lacrime del coccodrillo, immaginavo tutti i partecipanti vestiti come romani o signori medievali al banchetto. In passato, se non riuscivi a ingozzarti come un suino non eri nessuno. Più mangiavi e più eri rispettato.  Una cosa terribile e contraria all’idea che mi sto facendo.

Mentre mangiavo pensavo a quanto cibo in eccesso stavo ingerendo. La gola godeva, ma alla fine la pancia avrebbe pianto. E pensavo al mio animale sacro, l’Orata.  E pensavo a tutte le creature di Dio, che abbiamo sterminato per mangiarle.

Ammetto l’uccisione dell’animale per la nutrizione. Ma quando lo mangi devi pensare all’allevatore, il macellaio, l’uomo dei trasporti, il cuoco, il cameriere e così via. Devi evitare gli sprechi. Devi santificare la creatura divina che è diventata cibo, altrimenti è bestemmia e insulto a Dio.

Ebbene, questi pranzi lucculliani sono una mancanza di rispetto all’essere supremo. E a chi non ha da mangiare.

Alla fine del pranzo ho dunque concluso che questo tipo di passatempo, questo modo per trascorrere una domenica diversa, è semplicemente “contro la mia religione”.

Domenica prossima spero di andare in montagna. Mangiare al limite un po’ di polenta, gorgonzola e… brasato di marmotta (1). Ma in quantità contenute, e ringraziando Dio per averci dato le marmotte.

(1) dico marmotta così per dire, è una specie protetta.


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