Il mestiere delle armi
Ieri sera riflettevo sull’allenamento armato in Aikido. In questa disciplina ci si allena in tre modi: a mani nude, con il jo (bastone corto di circa 120cm) e con il bokken (replica di legno della katana giapponese).
Contrariamente al jodo (via del bastone corto) e delle scuole di scherma come il Katori Shinto Ryu, in Aikido l’allenamento armato non ha lo scopo di imparare come combattere con queste armi, ma di sviluppare una percezione della distanza (mai-ai) utile anche nella pratica a mani nude. Anche in questo ambito emerge la natura sostanzialmente pacifista del fondatore.
Le armi diventano un’estensione del proprio corpo, che ci permette di muoverci aumentando il nostro campo di azione, come se di colpo fossimo diventati più grossi fisicamente.
L’osservazione è che con le armi è possibile allenarsi da soli, mentre a mani nude no. O meglio, con le armi è ancora possibile studiare facendo diversi esercizi e movimenti di base. È ovvio che lo studio della distanza è possibile solo con un uke, ma è sempre possibile allenare i kumijo da soli (forse non tutti?).
Anche l’allenamento a mani nude si può fare da soli. Ricordo che allo stage con il maestro Asai ci chiese di fare sankyo da soli per saggiare il nostro livello. Il mio maestro dice che è un allenamento molto importante anche questo, ma a me offre una sensazione molto diversa rispetto al lavoro con uke. Con le armi invece l’allenamento solitario mi sembra fisicamente più tonificante, meno noioso e mi sembra mi aiuti di più la concentrazione.
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